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Sciascia e Petri: dialogo acceso su A ciascuno il suo. Lettere da Cefalù

Scrive Emiliano Morreale (1) “Il romanzo di Sciascia era in definitiva una metafora della crisi dell’intellettuale comunista, delle sue contraddizioni: un autoritratto impietoso ed esorcistico, dal quale nasce l’ambiguità del personaggio Laurana, insieme eroe e vittima”. Tuttavia, “Molta parte del versante saggistico-politico del romanzo, ovviamente, si perde nel film. Non è un caso che Sciascia, davanti al primo adattamento di un proprio romanzo, pur mantenendo ottimi rapporti col regista e rimanendo rigorosamente estraneo alla lavorazione, non nascondesse un certo disappunto. E anzi al riguardo c’è una piccola querelle, testimoniata dalle lettere raccolte nel Fondo Petri del Museo Nazionale del Cinema di Torino (Cfr. Gabriele Rigola, «Riderai, se ti dico che io mi sento un poco come Laurana?». Note a margine del carteggio Petri-Sciascia (1966-1968), 253)

I fatti:

Il critico Aldo Marcovecchio, amico di Sciascia, si era messo in mezzo dando dei suggerimenti sul film che puntassero a una maggior fedeltà al libro. Petri gli scrive da un Hotel di Cefalù (Calura), rispondendo agli “insulti” e poi scrive a Sciascia (31 agosto 1966). Il quale risponde da Caltanissetta l’8 settembre 1966 assumendosi la colpa dell’intromissione di Marcovecchio. Pur rinnovando la fiducia a Petri, ha infatti un dubbio di fondo:

Il mio personale rammarico (che tu hai già avvertito e dichiarato: e mi riferisco all’intervista pubblicata sul Popolo) riguarda soprattutto la tua intenzione di non fare un film politico. Io scrivo soltanto per fare politica: e la notizia che il mio racconto servirà da pretesto a non farne non può, tu capisci bene, riempirmi di gioia (Lettera di Leonardo Sciascia a Elio Petri, Caltanissetta 8 settembre 1966) (Cit. Gabriele Rigola, «Riderai, se ti dico … )

Petri, il 10 settembre, da Cefalù, lo rassicura:

Non credo che ci sia bisogno di sottolineare che la scelta del tuo romanzo, oggi, per fare un film, è abbastanza coraggiosa. Si potrebbero fare film più coraggiosi, indubbiamente: sia dal lato politico sia da quello della ricerca attorno agli uomini di questi giorni. Mi accontento di poter fare questo film. […]. Prima di tutto perché sono interessato fortemente alla natura del tuo personaggio. Nella scelta di un personaggio si parte sempre e comunque – da un processo di identificazione: riderai; se ti dico che io mi sento un poco come Laurana? Volevo, poi, fare un film giallo non convenzionale. E quello che rende la struttura del tuo “giallo” “non convenzionale”

a parte valori di stesura- è l’implicato senso politico della storia. Potrei rovesciare il discorso così: volevo fare un film politico non didascalico, e il tuo libro me ne ha offerta l’occasione proprio perché, pur essendo “politico” dal primo all’ultimo rigo, non lo è mai goffamente. Tu credi che quando sullo schermo appariranno, nella luce obliqua che è nel libro e che sarà nel film – se riuscirò a lavorare come si deve – i preti, Rosello, l’Oss. R., tu credi che il film non sarà politico? […] (Il tuo libro infatti) si è presentato ai miei occhi […] come una storia “gialla” […] con una precisa conclusione politica sulla situazione in Sicilia (e in Italia, quindi) e sullo stato d’animo degli intellettuali d’una certa parte. (Lettera di Elio Petri a Leonardo Sciascia, Cefalù 10 settembre 1966 (Cit. Gabriele Rigola, «Riderai, se ti dico … )

Il 2 ottobre Sciascia da Caltanissetta risponde:

«Tu devi convenire che – quale che siano la “forma” e le significazioni del film – io, come autore, non potevo non essere atterrito di fronte a quella sceneggiatura» (Lettera di Leonardo Sciascia a Elio Petri, Caltanissetta 2 ottobre 1966 (Cit. Gabriele Rigola, «Riderai, se ti dico … )

10 marzo, a film finito, confermerà:

La mia previsione che avresti fatto un ottimo film, ma diverso dal libro, si è avverata. […] E mi piace riconfermare, in tutta sincerità, che non c’è stato tra noi alcun malinteso, né io ho avuto delusione e amarezza dal fatto di scoprire, nella sceneggiatura e ora nel film, che tu hai fatto un’altra cosa. […] Il mio rifiuto di partecipare in qualche modo alla preparazione del film e la mia richiesta del “liberamente ispirato” voleva stabilire la nostra reciproca libertà, e sopratutto la tua; senz’ombra di risentimento, davvero.

Se non fossi così affaticato dal lungo viaggio che ho fatto, sarei venuto con piacere a Firenze per la discussione sul film cui mi ha invitato il Circolo di cultura; e avrei tentato di dire la mia facendo astrazione dal libro, giudicando il film come opera autonoma (quale in effetti è) rispetto alla realtà siciliana. E ti dirò che il punto che più mi disturba (come spettatore) è la morte per dinamite del professore; e tanto più che ho sentito a Milano la diversa reazione dei siciliani (fischiavano) e dei milanesi (applaudivano). (Lettera di Leonardo Sciascia a Elio Petri, Caltanissetta 10 marzo 1967) (Cit. Gabriele Rigola, «Riderai, se ti dico … ).

Petri ha rischiato di perdere il suo film?

Nel Fondo Elio Petri, conservato presso l’Archivio del Museo Nazionale del Cinema di Torino, si trova anche una interessante lettera del 26 giugno 1966. Petri scrive a Pirro in quanto membro del direttivo dell’Anac (e ai produttori, a De Laurentiis, a Sciascia) per lamentare che De Laurentiis cerca di rilevare il film dalla casa di produzione per produrlo lui, appena sentito che ci sarà un attore noto, ma a patto di sostituire Petri come regista. Lettera di Elio Petri a Ugo Pirro, Roma 26 giugno 1966 (Archivio Museo Nazionale del Cinema, Fondo Elio Petri, ELPE0222).

Emiliano Morreale in Elio Petri, Uomo Di Cinema. Impegno, spettacolo, industria culturale a cura di Gabriele Rigola. Prefazione di Jean A. Gili. Postfazione di Paola Pegoraro Petri, Bonanno Editore, pp. 135 – 142)
(2) Gabriele Rigola, Docente di Storia del cinema all’Università di Torino.