Epatite Delta: nuovo farmaco che blocca il virus

L’epatite Delta è un’infiammazione virale del fegato, che anche se sembrerebbe abbastanza rara, è molto aggressiva. Da poco, è emerso un nuovo farmaco che potrebbe essere la soluzione per questa malattia. Questo farmaco va ad agire bloccando l’ingresso del virus nell’unità cellulare epatica, così da offrire una prospettiva promettente nel trattamento di questa malattia.

La Professoressa Maurizia Brunetto, ha evidenziato la natura rara dell’infezione da virus dell’epatite Delta, che si può verificare in soggetti HbsAg positivi, colpendo circa il 5-7% delle persone con infezione da HBV. Bisogna però affrontare questo virus con delle strategie terapeutiche nuove come appunto la bulevirtide, fornendo un nuovo orizzonte nella gestione di questa sfida medica.

Epatite Delta: nuovo farmaco che blocca il virus

L’infezione da virus dell’epatite Delta è una condizione che spesso poi diventa epatite cronica che ha un’evoluzione rapida e porta tantissime complicazioni gravi come ad esempio la cirrosi, questo in quasi tutti i pazienti ma sopratutto entro i primi 50 anni di vita. Un aiuto fondamentale per questa patologia è appunto dato dal farmaco farmaco bulevirtide, che ha iniziato a essere utilizzato in Italia da poco più di un anno.

Questo meccanismo è determinate, in quanto va a bloccare l’ingresso del virus Delta nelle cellule epatiche. Ciò va ad alterare significativamente l’equilibrio dell’infezione, impedendo così di progredire nel fegato. Secondo le osservazioni della Professoressa Brunetto, esperta in gastroenterologia presso l’Università di Pisa e Direttore delle unità operative di epatologia dell’Azienda Ospedaliera di Pisa, il farmaco si è dimostrato efficace nell’indurre l’abbattimento dei livelli virali nel corso del trattamento, con conseguente riduzione sostanziale delle transaminasi.

L’importanza di bulevirtide si fa particolarmente evidente considerando la natura aggressiva e veloce dell’evoluzione dell’epatite Delta verso la cronicità e le gravi complicanze. La disponibilità di questo farmaco apre nuove prospettive nella gestione della malattia, rappresentando una svolta significativa nella lotta contro questa patologia epatica complessa e spesso progressiva.

Lo studio di fase 3 che è stato presentato, risulta essere molto importante proprio per valutare l’efficacia di questo nuovo farmaco. I dati che sono stati rilevati nel corso di questo studio indicano un aumento progressivo dei pazienti che, già dopo due anni di trattamento, hanno manifestato una riduzione di almeno due logaritmi di HBV-RNA, facendo notare il potenziale di questo farmaco.

Un aspetto cruciale emerso da questa ricerca è la necessità di individuare tempestivamente i portatori del virus Delta. Come spiega la Professoressa Brunetto, riconoscere prontamente un soggetto HbsAg positivo è fondamentale. A tal fine, raccomanda uno screening specifico per il virus Delta, che consiste in un semplice test anticorpale alla ricerca dell’anticorpo anti-delta nel sangue. 

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