Svenimento: ecco quali potrebbero essere le possibili cause

Almeno una volta nella vita, ci è capitato di sentirci male e avere uno svenimento improvviso. In questo caso si ha una momentanea perdita di coscienza, derivata da un’alterazione della funzione cerebrale. Sono molti gli studi che cercano di capire questo fenomeno, in particolare, uno recente ha rilevato il meccanismo fisiologico che causa tali episodi, andando ad escludere le cause comuni come la fame, il caldo e la stanchezza.

Uno dei fattori associati agli svenimenti è il riflesso di Bezold-Jarisch, ovvero la compresenza di bradicardia, pressione sanguigna bassa e ridotto ritmo respiratorio. Quesito tipo di riflesso è dovuto a delle momentanee disfunzioni del nervo vago, ovvero una connessione cranica che va a collegare il cervello al cuore, all’apparato digerente e ai polmoni.

Svenimento: ecco quali potrebbero essere le possibili cause

Attraverso delle specifiche analisi genetiche e tecniche di tracciamento fluorescente, è stato identificato un gruppo di cellule nervose sensoriali del nervo vago noto come NPY2R. Questi neuroni sono dei ponte tra i ventricoli cardiaci e una piccola regione del tronco encefalico chiamata area postrema. Da notare che sui neuroni NPY2R è presente un recettore con un ruolo nella costrizione dei vasi sanguigni.

Dopodiché è stato impiegato l’optogenetica, ovvero una tecnica che consente di modulare l’attività neurale mediante la luce, in modo tale da attivare i nuovi neuroni identificati in topi. In questo processo è stato monitorato il battito cardiaco, la pressione sanguigna e i movimenti oculari. I topi hanno hanno manifestato i sintomi tipici della sincope in risposta all’attivazione dei neuroni NPY2R.

Quando il circuito neurale è stato inibito, non si sono più verificati svenimenti nonostante la stimolazione rimanesse costante. Il team ha anche condotto ulteriori test per escludere sovrapposizioni con altri circuiti, verificando che altre cellule nervose influenzanti sui vasi sanguigni non avessero lo stesso impatto. Simultaneamente, hanno accertato che i neuroni NPY2R non ricevevano input esterni da altri organi.

Si è evidenziato che durante questi svenimenti l’attività cerebrale dei topi diminuiva diffusamente, tranne che in una piccola porzione dell’ipotalamo, ovvero una struttura cruciale del sistema nervoso centrale situata nella zona centrale interna ai due emisferi cerebrali. È stata quindi inibita questa regione e si è visto che gli svenimenti dei topi si sono prolungati, mentre se si andava a stimolare tale regione, il recupero era più veloce. Quindi questa particolare area, portava a risvegli più rapidi, contribuendo così a ripristinare l’apporto adeguato di ossigeno e glucosio al cervello.

Da un punto di vista clinico, queste scoperte possono andare ad offrire delle basi per lo sviluppo di farmaci volti a mitigare gli svenimenti in individui predisposti a tali episodi.

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