Il Pudm: uno sconosciuto! Cefalù deve osare per essere una perla Il Pudm: uno sconosciuto! Cefalù deve osare per essere una perla

Cefalù

Il Pudm: uno sconosciuto! Cefalù deve osare per essere una perla

Che cos'è il Piano di utilizzo del demanio marittimo che Cefalù non possiede? Lo abbiamo chiesto a Dario Di Paola che lavora presso uno studio di architettura da libero professionista

Mario Macaluso - 06/06/2016

Che cos'è il Piano di utilizzo del demanio marittimo che Cefalù non possiede? Cosa deve prevedere questo Piano e che ricadute potrebbe avere sulla città di Cefalù che attualmente vive momenti di crisi sul lungomare? Lo abbiamo chiesto a Dario Di Paola che per gli esami di laurea presso la facoltà di Architettura di Palermo ha affrontato due temi strettamente legati a Cefalù e la sua costa.

Si parla tanto a Cefalù di PUDM. Che cos'è?
La pianificazione delle coste demaniali in Sicilia, è stata recentemente affidata ad uno strumento definito Piano di Utilizzo del demanio Marittimo, la cui redazione, in accordo con il principio di sussidiareità, è stato demandato ai singoli Comuni. Il P.U.D.M, questo l’acronimo utilizzato per indicare il piano, è stato introdotto dalla Legge Regionale n.15 del 2005 come strumento di gestione e pianificazione delle coste di cui tutti i comuni costieri devono dotarsi. E' il documento di pianificazione che individua le modalità di utilizzo del litorale marino e ne disciplina gli usi sia per finalità pubbliche, sia per iniziative connesse ad attività private. Cefalù, rientrando tra quei comuni che si sviluppano interamente lungo la costa, dovrebbe essere dotato di questo strumento, sia per legge, ma sopratutto come occasione di progetto del waterfront urbano.

Che differenza c'è fra il Pudm e i vecchi piani di spiaggia che suddividevano la costa in lotti da dare in concessione?
Il piano, di fatto, sostituisce e integra le funzioni dei vecchi Piani spiaggia che si limitavano ad individuare e suddividere la costa in lotti da dare in concessione o da destinare a “spiaggia libera” senza ricercare alcuna integrazione urbanistica, funzionale e paesaggistica con il territorio. Le linee guida per la redazione dei Pudm, emanate, successivamente all'entrata in vigore dello strumento, nel Maggio del 2006, meglio definiscono e descrivono la filosofia generale che deve animare la redazione di questi piani, e, in maniera puntuale, specificano le attività e le funzioni che il piano può introdurre e normare.

Cosa deve prevedere il Pudm?
Le linee guida, nella consapevolezza della varietà delle condizioni morfologiche, ambientali, paesaggistiche e funzionali che possono caratterizzare i tratti di costa ricadenti all'interno anche di un unico territorio comunale, prevedono la suddivisione di ciascun tratto costiero secondo una distinzione scalare in aree, zone e lotti. La cosa molto interessante è che viene richiesta anche la predisposizione, di apposite “schede norma” approfondite fino alla scala 1.200, che definiscano: i sistemi e le tipologie degli accessi al mare; le tipologie degli stabilimenti balneari, dei servizi commerciali e per la ristorazione; le aree attrezzate per il verde e per il gioco; le aree di connessione con i sistemi urbani.

Che ricadute può avere questo Piano sulla città di Cefalù che attualmente vive momenti di crisi sul lungomare?
Il lungomare di Cefalù, così come il porto di Presidiana, rappresentano croce e delizia della nostra Città. Le condizioni in cui versano, sia dal punto di vista strutturale, che della mobilità e dei servizi, sono sotto gli occhi di tutti. Ma questa situazione, dal mio punto di vista, non può essere imputabile a questa o quella amministrazione, ma a decenni di “abbandono” e mancata programmazione. Lungomare e porto sono la chiave di volta per trasformare la nostra città e solo attraverso una pianificazione strategiaca, dettagliata e puntuale si può ridar vita a Cefalù.

Cosa si dovrebbe fare nella Cefalù città del mare?
Il waterfront urbano è diventato un tema di grande attualità che coinvolge non solo le grandi realtà urbane, ma anche le piccole e medie città affacciate sull’acqua, che stanno tentando di cogliere le opportunità che gli ambiti stretti tra il tessuto urbano e l’acqua possono offrire. Poche settimane fa sono stato a Barcellona. Questo è uno degli esempi più importanti a livello europeo di come una trasformazione urbana possa ricreare sviluppo turistico, economico, sociale, paesaggistico. L' idea è stata quella di non riproporre un “semplice” lungomare, ma recuperare un’area strutturalmente complessa fatta da spazi funzionalmente interconnessi. Aree destinate a verde si alternano a passeggiate pedonali su vari livelli e piazze, i locali notturni si alternano a palazzi (anche grattaceli) di importanti compagnie economiche europee, musei e centri commerciali diventano luogo di passeggio e cultura. Il tutto rigorosamente pedonale, con mezzi pubblici, elettrici e non a fare da spola per accompagnare milioni di turisti. Con una funivia che sorvola tutta la zona del porto, e centinaia di barche traghetti e navi da crociera a fare da sfondo ad ogni fotografia. Barcellona oggi è il centro del mediterraneo. Cefalù ha bisogno di osare per tornare ad essere la perla del mediterraneo conosciuta in tutto il mondo, partendo dalle occasioni che gli strumenti di pianificazione come il PUDM possono dare.

Dario Di Paola vive a Cefalù. Nel 2009 si è laureato in Pianificazione Territoriale Urbanistica ed Ambientale (PTUA) presso la facoltà di Architettura di Palermo. Per l'esame di laurea, sia per il corso triennale che per quello specialistico, ha affrontato due temi strettamente legati a Cefalù e la sua costa: il primo dal titolo: «Attrattività e ricettività turistica della fascia costiera di Cefalù. Imtervento di riqualificazione dell'area Ripascimento». Il secondo: «Cefalù dal Piano al Progetto. Riqualificazione urbanistico-ambientale della fascia costiera Centro Storico – Santa Lucia». Per un anno è stato consulente del Sindaco durante la consiliatura Guercio ed ha lavorato presso l'Ufficio di Protezione Civile, con il responsabile Geom. Calì, predisponendo il Piano di Protezione Civile, strumento divenuto obbligatorio nel 2007 dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri. Adesso lavora presso uno studio di architettura da libero professionista ed è dirigente del Real Cefalù, società ormai conosciuta da tutti.


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