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Un ingegnere siciliano «mago» dell’elettronica a San Diego

Ha 37 anni ed è un ingegnere elettronico. Calogero Presti ha fatto il dottorato di ricerca finanziato da St Microelectronics a Catania: «Ma ho notato che, sebbene quello di St fosse un ambiente di ricerca, non venivamo mai in contatto con altre parti dell’azienda: era come se da St ci fosse una certa reticenza». Durante l’ultimo anno di dottorato, l’ingegnere Presti ottiene anche un contratto di ricerca con l’Università della California a San Diego. Alla fine del dottorato, «mi sorprese il fatto che, nonostante il mio percorso fosse stato pagato da St, nessuno in azienda mi chiese cosa volessi fare, dove volessi andare. Ho allora contattato il docente che mi aveva seguito a San Diego, chiedendogli un lavoro di post doc. E lui mi ha assunto: in America non c’è il concorso ma, essendo un ambiente meritocratico, i professori prendono solo quelli con cui hanno lavorato bene, senza fare lavori a nessuno. Mi ha offerto un piccolo salario e la possibilità di stare un altro anno a San Diego. Mi sono così trasferito nel gennaio 2009 con mia moglie e ho iniziato subito a lavorare con l’università».

Il suo lavoro consiste nel realizzare amplificatori per telefoni cellulari: sembra una cosa banale, ma in realtà è un business importante perché lo stesso cellulare deve funzionare nelle diverse parti del pianeta che utilizzano però frequenze operative differenti da Paese a Paese. Per funzionare ovunque, quindi, il telefono deve possedere amplificatori di filtri. Oggi la qualifica dell’ingegnere Presti è senior staff: «Non sono formalmente un manager, ma ho un piccolo team con cui seguo un prodotto, dalla concezione fino alla produzione». Inoltre, da un paio d’anni l’ingegnere Presti tiene un corso di elettronica all’università di San Diego.

«Il lavoro che faccio io non c’è in Sicilia». Della sua Isola gli mancano «i classici: la famiglia, gli amici e il cibo. Ma la famiglia fortunatamente ci viene a trovare spesso; degli amici, alcuni come i dottori Scuderi e Carrara, si sono trasferiti qui a San Diego dopo di me; e per il cibo ci si può organizzare. Mi manca però l’Italia in generale come cultura e storia: se si va nel centro storico di San Diego, la casa di mia nonna era più antica di quella più vecchia qua». Anche perché, di contro, San Diego, per chi ha figli come l’ingegnere Presti (un bambino di 6 anni e una bimba di 3), offre tantissimo: «La fiducia nei confronti dei giovani si estende anche nei confronti dei bambini. Qui molto ruota attorno alla crescita dei figli: dai parchi alle scuole, si percepisce che il bambino è una risorsa sacra che viene coltivata dai genitori ma anche da tutta la società. Penso che i miei figli stiano meglio qui a San Diego che in Sicilia e non è soltanto una questione di lavoro: col mestiere che faccio non si diventa ricchi, perché è vero che si guadagnano tanti soldi, ma si paga anche tutto. Faccio un esempio: la retta dell’asilo privato prima che il bambino raggiunga l’età per andare alla scuola pubblica varia tra i 1.200 e i 1.600 dollari al mese. Gli stipendi sono alti, ma i soldi se ne vanno. Allora perché si resta? Si potrebbe tornare in Sicilia, guadagnare meno soldi ma vivere bene perché il costo della vita è molto, molto più basso. Ma poi si riflette: i bambini possono trovare le stesse risorse che abbiamo qui? Qui nel giro di poche miglia abbiamo lo zoo di San Diego, che è uno dei più grandi al mondo, Legoland, Disneyland, parchi immensi a non finire: questo è un altro mondo per i bambini e ciò mi convince a restare qui, più del lavoro. E poi un domani i miei figli avranno opportunità diverse, almeno spero».

Fonte: la Sicilia.it