Petralia Soprana. Intitolata una via al carabiniere Leonardo Eugenio Genduso disperso sul fronte russo durante la seconda guerra mondiale

Una via di Fasanò al carabiniere Genduso

il carabiniere Genduso

lunedì 14 aprile 2014
Comunicato stampa

Intitolata una via al carabiniere Leonardo Eugenio Genduso disperso sul fronte russo durante la seconda guerra mondiale. Il carabiniere era in forza presso la 56^ Sezione Motorizzata dei Carabinieri Reali e come tanti commilitoni fu inviato sulle rive del fiume Don. Anche il suo regimento in un primo momento fu costretto alla ritirata e successivamente alla resa. Del ventenne carabiniere non si sono avute più notizie. Il padre e la madre continuarono sempre ad aspettarlo ma Leonardo Eugenio Genduso non è più ritornato da quella guerra che ha mietuto tante vite umane. La sua figura è stata sempre mantenuta viva oltre che dai familiari anche dall’Associazione Nazionale Carabinieri che gli ha intitolato la locale sezione. Il Comune non poteva dimenticare ed infatti la commissione permanente “Urbanistica, Lavori Pubblici, Trasporti e Viabilità” ha proposto alla giunta municipale l’intitolazione della via al carabiniere. La strada individuata si trova nella frazione Fasanò dove Leonardo Eugenio Genduso era nato e ha vissuto la sua giovinezza. Contenti i nipoti Gaetano, Anna e Enza Bellina per il riconoscimento che l’amministrazione comunale ha voluto tributare al loro familiare. Una occasione che ha fatto riaffiorare in loro i racconti della madre che assieme ai suoi genitori ha atteso invano per anni il ritorno di Leonardo. “L’intitolazione di una via – afferma il sindaco Pietro Macaluso – è il frutto della volontà di coniugare memoria e contemporaneità, unione tra luoghi e persone che esalta il senso di identità degli abitanti di un paese. Con atti del genere si vuole anche stimolare le nuove generazioni a scoprire e conoscere il proprio passato che rafforza o crea quel senso di comunità che oggi è in crisi”. Il caso ha anche voluto che nella stessa via che sarà intestata a Genduso abita un reduce della stessa campagna di Russia. Si tratta dell’artigliere Carmelo Siragusa che ha combattuto sul fiume Don riuscendo, dopo tante peripezie, a salvarsi.

Il ricordo della nipote Anna bellina.
E’ proprio vero che gli affetti profondi si radicano nel tempo e lo sfidano. Basta una sola fotografia, per più di mezzo secolo, poggiata sempre lì sul “comò” di famiglia, per custodire gelosamente e tramandare ricordi e sentimenti di affettuosa tenerezza e di rispetto per un giovane carabiniere, prima dichiarato disperso durante la seconda guerra mondiale nella campagna di Russia e poi risultato morto. “ E’ Leonardo, mio fratello e tuo zio” diceva la mamma a noi tre figli, quando, via via che crescevamo, facevamo domande su quella foto la cui immagine ci era già diventata familiare e ricordo che il suo sguardo si velava di malinconia nel raccontare la storia di questo suo fratello minore. “ Li hanno mandati un Russia solamente con un cappotto e un normale paio di scarpe” raccontava mentre una lacrima sfuggiva al suo controllo e ancora: “era solo un ragazzo di diciannove anni che amava la vita, la musica, le ragazze, era bello e di buon carattere e lo hanno mandato a morire di freddo in una missione assurda”. Con queste parole finiva il racconto prima che la rabbia per l’accaduto si impadronisse di lei. La mia famiglia ha vissuto sempre con i nonni. Mia madre, ormai figlia unica, non ha voluto lasciare i suoi genitori dopo il matrimonio e mio padre, per amor suo, ha rinunciato al suo progetto di vita, adattandosi alla situazione. Passano i decenni, ma la fotografia è sempre là a suscitare curiosità nelle nuove generazioni e ricordi e sentimenti negli adulti. Io sono nata nel dopoguerra e i miei ricordi sono molto vaghi, ma rimane netta la percezione di quel tono soffuso di dolore e di speranza che permeava tutta la casa. Rivedo mia nonna con uno scialle nero, seduta accanto al braciere dietro i vetri della finestra con lo sguardo spento; mia madre sempre affaccendata per accudire tutti noi e mio nonno, con la fronte corrucciata, quasi sempre seduto al suo tavolo dove erano ammucchiati libri lettere e fogli da scrivere. Allora non potevo saperlo!.. Era arrivata la notizia che il caro congiunto risultava disperso in Russia. So che mio nonno non si mai è arreso nella ricerca di notizie fino al triste epilogo: avevano trovato corpi senza volto e senza vita. Ora, di questo sacrificio umano, rimane la fotografia in una lapide vuota del nostro cimitero e la denominazione di una via nel suo luogo di origine. Qualche anno fa mia madre ha ricevuto l’invito a partecipare ad una manifestazione che l’amministrazione comunale aveva promosso come riconoscimento ufficiale in favore delle vittime di guerra. Questo evento le ha procurato gioia, ma il suo sguardo sereno, nascondeva lacrime di nostalgia e gratitudine.



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