Cefalù. A quando l'altra epigrafe sulla lastra che ricopre l'anonima sepoltura che custodisce i resti mortali di Mons. Blundo, Mons. Sansoni e Mons. Misuraca?

Dopo 45 anni arriva l'epigrafe sulla tomba

l'epigrafe

lunedì 14 aprile 2014
Redazione

Dopo 45 anni si vede l'epigrafe sulla tomba del vescovo Emiliano Cagnoni. Sino ad oggi rimasta anonima, finalmente nel pavimento del Diaconico, all'interno della Cattedrale, è stata incisa l'epigrafe che ricorda il luogo dove giace il vescovo morto nel 1969 che ha retto la diocesi per oltre trenta anni. A quando l'altra epigrafe sulla lastra che ricopre l'anonima sepoltura che custodisce i resti mortali di Mons. Blundo, Mons. Sansoni e Mons. Misuraca?

Ecco una biografia del vescovo Cagnoni tratta dal libro di Sandro Varzi, in attesa di stampa.

Emiliano Cagnoni, nasce ad Ancona il 17 ottobre del 1884, da Gesualdo e da Barbara Annunziata Giaccaglini. Sin da giovane dimostrò vivacità di carattere, prontezza d’ingegno e bontà d’animo. Sentendo vocazione al sacerdozio, entrò nel Seminario di Ancona per intraprendere gli studi e per ricevere quella formazione religiosa che avrebbe dovuto condurlo alla pienezza del sacerdozio. Egli sentiva troppo ristretto l’ambiente del Seminario diocesano e incoraggiato dai suoi superiori, che vedevano in lui particolari e grandi doti, andò a Roma dove fu accolto come alunno nell’almo Collegio Capranica. Compì con grande impegno e brillantemente gli studi ecclesiastici presso la Pontificia Università Gregoriana, conseguendo, con lode, all’età di 24 anni, le lauree in Filosofia, Sacra Teologia e in Diritto Canonico. Ordinato sacerdote in Ancona il 19 settembre 1908 dall'Arcivescovo Giovanni Battista Ricci, svolse i primi anni del suo ministero pastorale in quella città sotto la cura del card. Achille Manara. In seguito, dal 1911 al 1925 venne chiamato a Bologna a dirigere l'ufficio legale di quella Curia dall’Arcivescovo Giacomo della Chiesa che, divenuto successivamente papa Benedetto XV (1914-1922), ricordandosi dello zelo, della bontà e dell’ottimo e apprezzato lavoro svolto dal giovane sacerdote Cagnoni, ebbe premura di conferirgli il titolo di monsignore.

Durante la Grande Guerra del 1915-18, nella qualità di cappellano militare, dedicò le sue migliori energie a favore dei feriti, dei profughi, dei deboli, degli indigenti e quella città, riconoscente, gli conferì il titolo di “Patrizio Bolognese “. Nel 1926 gli fu conferito l’alto incarico di Vicario Generale dell'Arcidiocesi di Ravenna e di Presidente del Tribunale Ecclesiastico di quella Curia. Anche in mezzo alla complessità degli affari riguardanti il suo delicato ufficio egli trovò modo di dedicarsi con amore e vero senso artistico a rivalutare gran parte del patrimonio d'arte di Ravenna, riordinando con passione il Museo Arcivescovile, curando il ripristino della Cappella del Sacramento nel Duomo, restaurando e ampliando il Seminario, dirigendo e vigilando personalmente sull'esecuzione dei lavori. Ammirevoli poi furono le sue opere di carità verso i deboli e i diseredati sebbene non tutte conosciute perché secondo lo spirito evangelico sono note a Dio solo.

Parecchie mansioni importanti e delicate gli sono state affidate dalla Santa Sede tra cui l’amministrazione dei beni della Congregazione di Propaganda Fide nella diocesi di Bologna e l’incarico, dall'11 settembre del 1933 a seguito della morte di mons. Giovanni Pulvirenti vescovo di Cefalù, di Amministratore Apostolico di questa Diocesi, prendendone possesso per procura e giungendo in seguito a Cefalù il 10 ottobre dello stesso anno.

Il sommo pontefice Pio XI, che bene conosceva mons. Cagnoni e del quale ebbe modo di apprezzare le non comuni qualità, con bolla Apostolica data in Roma il 5 maggio 1934 volle nominarlo vescovo della vetusta diocesi cefaludense. Così, il 10 giugno del medesimo anno per mano dell'Arcivescovo di Ravenna mons. Antonio Lega, alla presenza di mons. Cesare Boccoleri vescovo di Terni e Narni, mons. Carlo Agostini vescovo di Padova, Seminario e Clero ravennate, una rappresentanza del Clero e Capitolo della Chiesa di Cefalù, nella antica Cattedrale di Ravenna gremita di fedeli ricevette solennemente la Consacrazione Episcopale. Accolto con grande esultanza dal suo Clero e dalla popolazione, S.E. mons. Emiliano Cagnoni il 24 giugno del 1934 fece il suo solenne ingresso a Cefalù, prendendo possesso della Chiesa cefaludense.

Tra una immensa folla, dalla stazione ferroviaria dove era arrivato, incominciò a sfilare un imponente e interminabile corteo. Dopo una breve cerimonia al Monumento dei Caduti, indossati i sacri paramenti, sotto un ricco baldacchino, mons. Cagnoni visibilmente commosso alzando la sua mano e benedicendo tutti i presenti, continuò, il suo trionfale ingresso in città percorrendo il corso Ruggiero sotto una pioggia di fiori e nastrini di carta colorata lanciati dalla gente affacciata alle finestre e ai balconi riccamente addobbati. Giunto il corteo nell’affollatissima piazza del duomo, le campane della cattedrale iniziarono a suonare a distesa. L’aspetto della piazza era veramente suggestivo adorna di festoni, fiori, bandiere, rami di palma intrecciati, illuminazione artistica, ma quello che colpiva lo sguardo era il grande padiglione costruito sulla sommità della scalinata d’ingresso al Duomo. Mons. Cagnoni dopo aver asceso la scalinata sedette tra il Clero e i Canonici sotto il faldistorio, dove ricevette da parte del Podestà il saluto della cittadinanza. Al termine del discorso di benvenuto l’intero corteo entrò in cattedrale dove il vescovo assiso in trono ricevette il saluto del Clero, Canonici, Seminario e sacerdoti di tutta la diocesi.

Terminata questa cerimonia, mons. Cagnoni si alzò a parlare ai presenti manifestando la sua grande trepidazione per l’enorme onere che la Divina provvidenza gli affidava e, impartendo alla fine la santa benedizione si recò, sempre in corteo, al palazzo vescovile dove ricevette il saluto di benvenuto e di commiato dalle Autorità della Provincia, dalla Diocesi e di tutte le Associazioni cattoliche, Religiosi, Confraternite.

Appena preso possesso della sua Chiesa si dedicò con tutte le sue energie al Seminario Episcopale che rinnovo, ampliò e rese più funzionale. Per accrescerne il carisma e per migliorarne la capacità formativa, si preoccupo di provvederlo di una schiera di docenti idonei, mandando a spese della Mensa vescovile diversi seminaristi a studiare in istituti superiori. Poi venne la guerra e mons. Cagnoni difese Cefalù e protesse il suo popolo con generosità, fermezza e dignità, mettendo perfino a disposizione della citta il grano della Mensa per chi non aveva di che nutrirsi. Temperamento volitivo e battagliero, dotato di una eccezionale carica di energia, dopo la guerra intensificò la sua azione pastorale istituendo nella Diocesi opere di assistenza sociale, tutelando il patrimonio ecclesiastico, ristrutturando orfanotrofi e collegi, adoperandosi per la cristianizzazione delle feste sacre, (scadute a forme di feticismo e di fanatismo), accrescendo il numero delle parrocchie, facendo valere la sua quadrata e talvolta, angolosa personalità presso tutto il clero. La sua fermezza è stata sempre illuminata da un altissimo senso di responsabilità e dalla convinzione che l'edificazione e l'esaltazione dell'ordine religioso e della fede non escludono l'intransigenza e il ricorso ai modi duri.

Sensibilissimo ai valori dell'arte e profondo conoscitore della Cattedrale e del Chiostro, il nostro Vescovo si è battuto senza risparmio per scongiurare qualsiasi tentativo di contaminazione e qualsiasi improvvisazione nelle opere di restauro urtando la suscettibilità di più di un soprintendente e mettendo in soggezione più di un "esperto". Estraneo dalla facile popolarità, ma non per questo chiuso ed inaccessibile, mons. Cagnoni è stato un pastore zelante, giudizioso, uno studioso austero e tenace, un uomo tranquillo e modesto. Per queste sue qualità, in occasione del suo 35° anniversario di episcopato, la Diocesi lo ha festeggiato con devozione filiale e con profondo ossequio e il Consiglio Comunale, convocato in seduta straordinaria, ha deliberato di concedergli, in quella occasione, la cittadinanza onoraria.

"Il Consiglio Comunale di Cefalù, pienamente consapevole della costante, instancabile e zelante opera svolta dall'Ecc.mo vescovo mons. Emiliano Cagnoni a vantaggio del Seminario Cefaludense, le cui tradizioni, già di per se gloriose, sono state ulteriormente accresciute………..alle Scuole Pubbliche, a servizio delle quali ha posto a disposizione locali e mezzi vari…………..del Civico Ospedale “G. Giglio”, verso il quale, al fine di lenire le sofferenze dei cittadini ammalati, e stato prodigo di agevolazioni ed aiuti, il primo apparecchio radiologico fu da lui donato nel lontano 1952……….dei problemi sociali, umani, dell'assistenza ai bisognosi e delle Istituzioni Religiose di Assistenza, Beneficenza e di Educazione dei fanciulli, che hanno trovato in mons. Cagnoni stimolo costante, incoraggiamento, aiuti morali e materiali”.

In Cattedrale dove era convenuto il Clero della Diocesi con folte rappresentanze di fedeli e dove si era raccolta una immensa folla, presenti le Autorità, si e svolta una solenne Concelebrazione. Presenti S. E. mons. Mingo Arcivescovo di Monreale, S. E. mons. Aglialoro Ausiliare di Palermo, S. E. mons.Tortora vescovo di S. Lucia del Mela, S. E. mons. Monaco vescovo di Caltanissetta. Dopo la solenne e commovente cerimonia, a conclusione della giornata, nell'atrio del Palazzo vescovile, dopo avere ascoltato un discorso elogiativo dal Sindaco della città, S. E. ha ringraziato vivamente commosso tutti i presenti impartendo loro la sua santa benedizione.

Dopo qualche mese, assistito e confortato da mons. Lauricella Amministratore Apostolico della Diocesi, dalla sorella Emilia, i nipoti e da alcuni Sacerdoti, sì addormentò nel Signore alle ore 0,45 del 28 settembre 1969, all'età di quasi 85 anni. Vestito con ricchi abiti liturgici pontificali rossi, il suo corpo fu esposto su un catafalco allestito nella camera ardente preparata nel salone principale del Palazzo Vescovile dinanzi all’effige del SS. Salvatore. Un interminabile corteo di fedeli, appena appresa la notizia, gli rese omaggio. Alle 18 del medesimo giorno la salma venne processionalmente traslata in Cattedrale. In una semplicissima cassa di legno di castagno, insieme al corpo, è stato chiuso, dentro una custodia di piombo, il sigillo personale di mons. Cagnoni e il rogito. La cassa che contiene le spoglie del vescovo, è contrassegnata all'esterno da una targa in rame nella quale sotto ti suo stemma è incisa questa iscrizione: «EMILIANI CAGNONI CORPUS EP. VIXIT ANNOS LXXXIV MENSES XI DIES XI ECCLESIAE CEPHALOEDITANAE PRAEFUIT ANNOS XXXV MENSES III DIES XVIII DECESSIT DIE XXVIII SEPTEMBRIS A.D. MCMLXIX».

In una cattedrale gremita di fedeli intervenuti da varie località della Diocesi, con i Parroci e Sindaci, il giorno 30 alle ore 18 si svolsero le solenni esequie. Alla concelebrazione di suffragio, officiata da mons. Calogero Lauricella erano presenti i vescovi di Monreale mons. Mingo, di Caltanissetta mons. Monaco, di Trapani mons. Ricceri, di Piazza Armerina mons. Catarella, di Noto mons. Calabretta, di Patti mons. Pullano, di Nicosia mons. Trapani, l'Arcivescovo di Messina mons. Fasola e in rappresentanza del cardinale di Palermo mons. Aglialoro. II discorso commemorativo è stato tenuto da mons. Cosimo Cicero, Segretario particolare di mons. Cagnoni, che ne ha illustrato la luminosa figura di vescovo e l'instancabile operosità pastorale. Per Cefalù erano presenti il Sindaco, la Giunta i Consiglieri Comunali e le Autorita cittadine, assistevano anche il Presidente della Regione siciliana e autorevoli Personalità. A conclusione, per il Comune di Cefalù, ha preso la parola il Sindaco dott. prof. Antonino Vazzana. Dopo il rito funebre la Salma è stata tumulala nel Diaconicon, ex Cappella del Crocifisso.

Nella foto dell'archivio Varzi il vescovo Cagnoni il 10 giugno del 1969, a pochi mesi dalla sua morte, mentre entra in cattedrale accompagnato da padre Mangialino e padre Culotta.



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