L'Angolo della storia

Daniela Guercio

Cefalù: la terra dell'acqua

Attraverso un breve viaggio nella storia, voglio farvi conoscere un culto, che, mai come di questi tempi, è di grande attualità: il culto dell'acqua.
Talete, originario di Mileto e primo grande filosofo della cultura occidentale, ritenne che l'archè, ovvero il principio da cui tutte le cose derivano, fosse l'acqua, quello stesso elemento, fonte di sostentamento di ogni civiltà antica. E, sebbene non abbiamo fonti certe al riguardo, possiamo ritenere probabile che gli uomini primitivi guardassero all'acqua proprio come una divinità benevola. Come dimenticare, poi, le grandi civiltà fluviali, Mesopotamia, Egitto, India, Cina e tutte quelle terre, che, a causa delle scarsissime precipitazioni, si ritenevano poco adatte alla vita. Solo quando l'uomo si rese conto che non era solo il mare a poter garantire la sopravvivenza, i fiumi acquisirono sempre più importanza. Gli uomini, infatti, divennero consapevoli del potere delle acque, al punto tale che gli stessi fiumi finirono per diventare oggetto di venerazione. In Egitto, ad esempio, il Nilo veniva venerato come Hapi, dio dell'inondazione: le piene venivano attese con trepidazione, in quanto, successivamente al ritirarsi delle acque, sul terreno rimaneva il limo, un eccezionale fertilizzante, al di sopra del quale immediatamente si procedeva a coltivare. Le stesse religioni, dovendo cercare terreno fertile (giusto per rimanere in tema) per la loro diffusione, utilizzarono a proprio vantaggio la forza persuasiva che si ricollegava all'acqua. Pensiamo alla religione cristiana, all'atto del battesimo, in modo particolare, quel semplice gesto che porta a purificare, mediante l'acqua benedetta, il bambino dal peccato originale. O ancora alla religione induista, che considera il bagno nel fiume Gange l'unico modo per ottenere il perdono dai peccati e un aiuto per raggiungere la salvezza eterna.
È chiaro che l'acqua sia sempre stato un argomento tanto caro all'uomo, come lo è anche per noi cefaludesi. Ad esempio, il famosissimo Tempio di Diana, situato sulla nostra meravigliosa Rocca, sarebbe sorto in virtù di un culto locale, ricollegato all'acqua, tra l'altro confermato dalla presenza di una cisterna protostorica, risalente al IX secolo a. C.
Diana, cioè l'Artemide degli italici, sorella gemella del dio Apollo, signora della Luna e delle stelle, della caccia e delle selve, è una dea dalle mille sfaccettature, che, come ogni divinità, presenta tre volti: nascita, crescita e morte. Nascita, perché a lei si rivolgevano le donne gestanti, in virtù della leggenda che la vide, non appena nata, protagonista della nascita del suo gemello, aiutando la madre Latona a partorire; crescita, perché benediceva i raccolti e il 6 gennaio, come tradizione, volava sui campi che producevano erbe medicinali (la sua figura oggi è sostituita dal culto della "Vecchia strina", la conosciutissima befana); morte, perché a lei veniva affiancata la figura di Ecate, divinità degli Inferi, accompagnatrice dei morti.
Come accade per ogni figura mitologica, soprattutto di matrice divina, molte sono le leggende, nate attorno alla sua figura. A noi, però, ne interessa una in particolare, che fa riferimento oltretutto alla nascita di una nota contrada. Si racconta, infatti, che Diana venne sorpresa, mentre faceva il suo solito bagno ( non a caso nello specchio d'acqua della Giudeca ), da un gruppo di pirati, che la rapirono. Grande fu il suo dolore, perché era consapevole che il rapimento l'avrebbe tenuta distante dal suo amato, che, in preda alla disperazione, decise di buttarsi in mare, morendo congelata, laddove oggi noi troviamo la contrada Prissulitana, per intenderci Presidiana (cioé presa di Diana). Un'altra leggenda ricorda l'origine del fiume Cefalino: si narra che una ninfa, disperata, pianse lacrime infinite, quando si rese conto di aver vendicato il tradimento dell'amato, uccidendolo. Il fiume, che dall'altopiano Praci, vicino Gratteri, attraverso un percorso nascosto sotto terra, giunge a mare, partendo da un'altezza di 1120 metri, è estremamente freddo e, credo, che a tutti sia capitato almeno una volta di percorrere a piedi o a nuoto il tratto dove il fiume, passando dal Lavatoio Medievale, si butta direttamente in mare nella zona della Marina: una vera goduria per i sensi! Inoltre il Cefalino, che è ricordato come Cefalcide, giusto per menzionare Boccaccio, o semplicemente "U Ciumi", secondo l'uso popolare, è chiaramente dedotto dal nome del nostro paese, ma con più precisione dal termine Cifalò, pronuncia con cui i pescatori indicano Cefalù e che etimologicamente parlando si ricollega al greco Cef-alò o Cif-alò, che oltre a significare "testa", allude anche alla "foce di fiume".
Insomma, non è una novità che a Cefalù si parli di acqua, nel bene o nel male, considerando quanto questa tematica sia alla base dell'esistenza: mi preme, per questo, ricordare che in media un uomo può resistere senza cibo dai 20 ai 24 giorni, mentre la resistenza del corpo in assenza d'acqua non può andare oltre i 4 giorni. Ovviamente, si tratta di casi limite, che non interessa la nostra terra.



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