Riflessioni ad alta voce.

L’Ara Pacis di Gratteri

domenica 13 aprile 2014
Giuseppe Terregino

Che la chiesa si Santa Maria di Gesù, comunemente denominata chiesa del Convento, fosse un monumento per varie ragioni emblematico del paese di Gratteri l’abbiamo altre volte rilevato. Innanzitutto non pare secondario il riscontro cronologico che si tratti del manufatto più antico, sostanzialmente integro benché alquanto rimaneggiato, esistente in loco. Esso risale, infatti, per concorde ammissione degli storici, al secolo XII, come per l’appunto la infinitamente più famosa Cattedrale cefaludese. Di ciò sarebbe testimonianza il campanile di stile normanno addossato alla chiesa, la quale poi sopra la chiave di volta del suo portale reca il segno più distintivo dell’epoca in un minuscolo bassorilievo del Pantocratore. Né ci è parso di poter sorvolare, nell’illustrare l’importanza della chiesa, sul fatto che in essa è murato il documento marmoreo più dettagliato della baronia dei Ventimiglia di Gratteri. E neppure può essere irrilevante che ivi per secoli cantarono le quotidiane lodi rituali i frati francescani del convento annesso. Convento poi adattato, dopo le leggi di soppressione del neonato Regno d’Italia, ad usi pubblici diversi, con l’accorpamento finale nella Casa municipale. Ed è proprio il significato che può assumere tale operazione edilizia che mi pare ora degno di considerazione. Si è venuto a formare, infatti, in questo sito una specie di chiostro trilaterale al cui centro spicca il monumento ai caduti della prima guerra mondiale. Il che richiama inevitabilmente, a chi abbia dimestichezza con l’area romana attorno all’Altare della Patria, l’analoga situazione strutturale, si parva licet componere magnis, che in piccolo s’impone allo sguardo del visitatore del trilatero sopra descritto. Lì il Monumento al Milite Ignoto, che riassume tutta la riverenza nazionale verso i caduti per la Patria, la chiesa francana dell’Ara Coeli, nonché il più rinomato tempio civico della storia, proprio sul colle del Campidoglio. Qui la chiesa francescana del Convento, il monumento ai caduti gratteresi nella guerra del 1915-'18, (di ottima fattura nel suo slancio verticale), il Municipio decorosamente rinnovato. E’ veramente iperbolica la nostra assimilazione. Ma l’iperbole a volte giova a fissare meglio concetti e idee che hanno una particolare valenza educativa. Che si tratti di Roma o di Gratteri, non può essere insignificante l’accostamento di un luogo francescano, ontologicamente deputato ad esaltare il bene supremo della pace, e di un monumento ai caduti, che inevitabilmente fa pensare all’esatto opposto. Ed è proprio educativo per le nuove generazioni un tale accostamento quando le si vuole fare riflettere sul mai abbastanza richiamato articolo 11 della nostra Costituzione, che sancisce il ripudio della guerra “come strumento di offesa alla libertà di altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”. Vi fu un tempo, per fortuna ormai lontano, in cui si dava maggiore spicco all’eroismo nazionale come valore assoluto. Dinanzi al quale perdeva quasi peso il bene della pace. E si infarcivano di frasi retoriche i discorsi commemorativi del 4 novembre di ogni anno. E non si teneva neppure conto del fatto che tra gli astanti c’erano a volte, e a Gratteri chi scrive ne vide alcune col volto rigato di lacrime, persone che riguardo alla guerra pensavano meno all’eroismo anonimo di quanto non dovessero ricordare la privazione desolante delle persone più care della loro esistenza (vedove, sorelle e orfani di militari periti nei campi di battaglia). Ecco quindi come la nostra piccola, ma vetusta e nobile, chiesa del Convento può essere vista e sentita nel vederla. Come monito eloquente, nel suo più che secolare silenzio, a coltivare il bene supremo della pace come dono di Dio, «anelito profondo degli esseri umani di tutti i tempi» (Pacem in terris) e metà irrinunciabile degli uomini di buona volontà. Una ragione per cui ebbi a definirla in altro contesto “Ara Pacis Francescana”, perché simbolo di quel francescanesimo di cui si sente vero bisogno nel nostro tempo. Tanto che la gente corre a frotte dietro a chi nel salire sul trono di Pietro ha voluto assumere proprio il nome di Francesco.



E' possibile commentare l'articolo, nell'apposito spazio sotto, solo se si possiede un account regolarmente registrato su un social network. Per questo cefalunews non è responsabile per ciò che si scrive nei commenti. La responsabilità di ciò che riporta ogni commento è del suo autore: identificato con precise generalità che vengono registrate negli archivi del social network nel momento in cui si iscrive e ottiene un proprio account

.