L'ingresso alla borgata è una discarica!

Ci scrive il Parroco di Sant'Ambrogio. «L'ingresso alla borgata è ridotto a discarica a causa dell'inciviltà di chi giunge fin qui per liberarsi dei propri rottami»

don Pietro Piraino - sabato 12 aprile 2014 - Sant'Ambrogio

Cura e rispetto dell'ambiente in cui viviamo prima forma di educazione. La stampa, le opinioni dei cittadini, le voci di piazza spesso, quasi quotidianamente hanno per argomento i bisogni, i servizi richiesti, la lamentela per i disservizi; ci si interroga su come attirare turisti, creare spazi di sviluppo, e poi i giovani, l'educazione il futuro, le speranze perdute, ricercando colpe, proponendo idee...

Un argomento che mi pare disatteso è la cura che noi cittadini dobbiamo avere per l'ambiente in cui viviamo.

Sono profondamente convinto del ruolo educativo dell'ambiente in cui si è immersi, e, purtroppo, mi trovo a notare quanto sia disattesa questa cura da parte nostra.

Parto dal fatto concreto e poi mi permetto alcune riflessioni "ad alta voce".

Vivendo a Sant'Ambrogio e muovendomi continuamente per Cefalù, mi accorgo quotidianamente del modo incivile di abbandonare i rifiuti proprio alle porte del centro abitato del borgo. Il punto di raccolta di Vallone di Marzo, che da il benvenuto a coloro che giungono a Sant'Ambrogio, è continuamente reso indecente dal deposito di rifiuti speciali e di grandi dimensioni lasciati a terra, abbandonati, depositati fuori dal rispetto di ogni norma e di buon senso civico.

Ho visto scaricati li per terra un grande numero di sportelli di frigorifero, materassi, mobili, ferro vecchio, grandi vetrate dismesse, scarti di lavorazione edile, televisori, e l'elenco potrebbe continuare. L'ingresso alla borgata è ridotto a discarica a causa dell'inciviltà di chi giunge fin qui per liberarsi dei propri rottami, senza alcun rispetto per chi vi abita, causando disagi e deturpando il territorio.

Fin qui la mia è la lamentela di un cittadino. Ma come Parroco della Comunità che a Sant'Ambrogio vive, sento forte il dovere di sottolineare il danno educativo che l'inveterarsi, il divenire normalità, stile, di un simile comportamento arreca a tutti.

Noi ci lamentiamo del "bullismo", della condotta dei nostri ragazzi e giovani, della propensione al vandalismo, alla trascuratezza, al lasciare deperire i luoghi che si frequentano e che, non nostri, ci sono affidati dalle Parrocchie o da altri enti.

Come adulti dovremmo essere coscienti del fatto che passiamo un messaggio altamente diseducativo quando lasciamo trattare senza l'attenzione dovuta i luoghi in cui viviamo e in cui crescono i nostri ragazzi. Banale? Forse no, e per rendercene conto basta osservare le nostre città. Troppo spesso sembriamo sottovalutare il fatto che quartieri sporchi e degradati, scuole sporche e non curate diseducano. Diseducano al gusto per l'ordine, che non è fine a se stesso, ma rimanda a un valore più alto, che riguarda la formazione globale della persona. Un tempo si diceva che il disordine esteriore è specchio del disordine interiore e che, viceversa, educare all'ordine esteriore serve a educare all'ordine interiore. Forse non ci si crede più, oppure pensiamo che siano principi educativi ormai arretrati, non più di moda. Come, del resto, non più di moda pare essere anche la cortesia, sia come parola sia come modello di comportamento.

Alla città sporca e disordinata magari non si presta attenzione, perché riteniamo che l'educazione passi attraverso altro. Sicuri? Educare a partire da ciò che appare più semplice e quotidiano non è più da considerare una strada che consente di raggiungere obiettivi più elevati? Insomma, come facciamo a educare ad essere migliori, alla bellezza, a promuovere e far conoscere la bellezza del nostro territorio, se passiamo con facilità sopra il fatto che il piccolo mondo della nostra città fa schifo a causa non di disservizi, ma della nostra inciviltà, e nessuno sente il bisogno di migliorarlo? Come pensiamo che i nostri ragazzi si sentano spontaneamente portati a prendersi cura della vivibilità della loro città, e magari del loro Paese, se fin da piccoli sono stati abituati a vedere i loro adulti che per comodità non si fanno scrupoli a deturpare il loro stesso ambiente vitale?

Proviamo a fare un passo oltre. Forse la trascuratezza nei confronti dei luoghi fisici che occupiamo denuncia, inconsapevolmente, la scarsa importanza che attribuiamo anche a chi li frequenta, a chi li vive? La domanda può sembrare anche solo una provocazione, ma è ben vero che, in genere, se facciamo una cosa alla quale attribuiamo un certo significato, vogliamo che anche il posto in cui ci troviamo a farla sia almeno decoroso. Di più: richiamare concretamente il valore positivo di stare in un luogo ordinato e pulito e sforzarsi di mantenerlo tale è un messaggio fortemente educativo, perché rimanda a un riconoscimento della dignità di chi ne fa uso. Stare in un posto brutto e sporco non aiuta a crescere in una giusta valutazione di sé; la trascuratezza dei luoghi, alla lunga, rispecchia anche la poca cura che si ha nei confronti delle persone che vi trascorrono la vita. Le due cose non sono così nettamente disgiungibili, perché tutti facciamo l'esperienza del fatto che, quando vogliamo bene a una persona o vogliamo farla sentire importante, ci adoperiamo perché l'ambiente in cui vive sia bello e accogliente.

Forse può essere utile aiutare noi, i nostri piccoli e i nostri ragazzi a comprendere che il rispetto dei luoghi è anche rispetto di noi stessi e che mantenere e lasciare quei luoghi "un po' migliori" significa, in ultima analisi, migliorare anche noi stessi curando la nostra dignità.

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